domenica 15 gennaio 2023

Esperide. Cultura Artistica in Calabria nn. 25-26

 


Editoriale
La Speranza

di Roberto Spadea

Uno dei più illuminati Maestri di storia antica italiani, quale fu Giovanni Pugliese Carratelli, nel discorso (oggi si deve dire “lectio magistralis”), tenuto a Napoli nel gennaio 1992, per l’inaugurazione dell’anno accademico dell’Istituto di Studi Filosofici, rilevava la drammaticità di quel tempo per la storia del Paese (si riferiva a Tangentopoli, allo stragismo mafioso, al crollo delle cortine di ferro) ed aggiungeva che “proprio nelle occasioni in cui sembra difficile alimentare la speranza si avverte nella profondità dello spirito una nuova fiducia nelle forze ideali”. A riprova della sua affermazione richiamava l’immagine dell’Atene prostrata dalle guerre del Peloponneso, in cui si erano succeduti uno storico come Tucidide, un maestro di vita come Socrate e un filosofo come Platone. La resistenza - concludeva Pugliese - viene dall’energia interiore mossa dalla memoria perenne della propria storia e della propria tradizione culturale. Queste parole mi sono state davanti ripensando ancora una volta ai valori della cultura e della ricerca, valori sempre di più messi da parte nel Paese, nella Regione, dalla politica nazionale e da quella locale. Ed anche quando si sia trattato di dare mano a radicali riforme degli apparati e delle istituzioni fondamentali per la formazione e per il civile progresso, si è data prova di non essere capaci di dare vita a nuovi indirizzi, ritoccando modelli collaudati sui quali si poteva intervenire in modo avveduto, senza attingere, recepire e copiare in modo quasi passivo quanto è stato fatto o si fa in altri paesi, in altre realtà che fanno capo a tradizioni, organizzazioni e strutture diverse, senza valutare il peso negativo delle ricadute, come è avvenuto ed avviene (penso con brivido all’utilizzo della lingua straniera in ambito umanistico).
La mancanza di cultura, collegata alla perdita della memoria storica, del rapporto tra passato vicino e lontano e della curiosità per fatti e luoghi è impressionante soprattutto nei giovani. A ciò concorre la “cultura mediatica” che vede la maggior parte dei giovani chini sui propri smartphones, condizionati dai messaggi mediatici che passano e convergono a far smarrire il senso della storia a vantaggio di immagini e filmati vuoti e colorati, in cui la ricerca dell’obiettività cede alla ricerca dell’effetto ad ogni costo. Per questo ricordo quando una mia amica che insegnava in una III liceo scientifico mi invitò a illustrare un importante sito archeologico della Calabria.
Al termine del breve intervento chiesi ai ragazzi quale curiosità, quale interesse, quali stimoli avesse prodotto quel luogo. Non ottenni risposta, ma seppi dopo dalla mia amica che più di una volta gli smartphones erano stati messi da parte e qualche timido interesse si era risvegliato nei giovani quando erano venuti a contatto delle rovine. Con ciò si mette in evidenza la perdita del contatto diretto con il territorio, con il paesaggio, con l’orizzonte che abbiamo davanti, perché, incalzati da ritmi vorticosi e stressanti, compiamo nella maggior parte dei casi “autoviaggi” (la definizione è del grande geografo Giuseppe Isnardi, della fine degli anni Cinquanta) che ci fanno perdere l’orizzonte e, peggio ancora, forniscono un angolo distorto di visuale che non permette di cogliere gli elementi che quel paesaggio e quelle valenze storiche costituiscono.
Da aggiungere, infine, che la crescita vertiginosa dell’urbanizzazione, avvenuta in modo selvaggio e micidiale in questi ultimi tempi, non agevola la cultura del paesaggio e la sua gestione. Non è un caso che essa si perda, soprattutto nei grandi centri abitati. Per questo quadro desolato valgono ancora le parole di Pugliese Carratelli, quando parlava di speranza e fiducia nelle forze ideali che scaturiscono dallo studio rinnovato di fatti, eventi, uomini, cose, inseriti in determinate temperie storiche, ricordando che lo studio e la ricerca, aiutati anche da nuove tecnologie, non sono soggetti a radicali mutazioni.
Allora benvenuto questo fascicolo, che diventa un esempio di come studio e aggiornamento del metodo possano aiutare la ricerca, partendo dall’analisi, elaborando ipotesi e conclusioni, aggiungendo un tassello o più tasselli alla ricostruzione della verità storica.



Abstract

Mariangela Preta
Il castello di Bivona e i suoi graffiti seicenteschi

Grazie alla campagna di scavo e di restauro, iniziata nel 2015, del rudere del castello di Bivona si è giunti a individuare nuove importanti scoperte per ricostruirne le diverse fasi di realizzazione. Sorto a poca distanza dalla linea costiera vibonese, su un’area di origine prima greca e poi romana, esso fungeva da sistema difensivo per controllare gli scali marittimi e i traffici commerciali. Grazie all’incrocio tra i dati archeologici e le fonti archivistiche è stato possibile risalire al periodo di edificazione. 
Il castello, infatti, era già in uso durante la dominazione normanna, come si evince da un Diploma del 1101. Successivamente, sotto Carlo d’Aragona, esso subì diversi rifacimenti per poi divenire un sito produttivo della canna da zucchero. Gli scavi archeologici hanno permesso di individuare le fasi distinte dello sviluppo architettonico e della pavimentazione, mentre l’interessante scoperta di graffiti raffiguranti imbarcazioni marittime, collocati lungo il muro Sud- Est e su un tratto della cinta muraria, aggiungono nuovi dati storici all’importanza del rudere.


The castle of Bivona and its seventeenth-century graffiti

Thanks to the excavation and restoration campaign of the ruin of the castle of Bivona, which began in 2015, new important discoveries have been identified to reconstruct the various stages of building. Built on a short distance from the Vibonese coastline, on an area with previously Greek and then Roman origin, it served as a defensive system to control seaports and trading networks. Thanks to the intersection of archaeological data and archival sources, it has been possible to trace the time of construction.
The castle, in fact, was already in use during the Norman domination, as evidenced by a Diploma of 1101. Subsequently, under Charles of Aragon, it received several renovations and then became a sugar cane production site. Archaeological excavations have made it possible to identify the different phases of architectural development and pavement, while the interesting discovery of graffiti depicting boats, placed along the South-East wall and on the city walls, add new historical data to the importance of the ruin.



Mario Panarello

Il recupero delle sculture rinascimentali di Terranova Sappo Minulio dopo il terremoto del 1783 e la riconsiderazione dello spiritello di Benedetto da Maiano di Philadelphia 

Il breve saggio punta l’attenzione sull’importante corredo scultoreo rinascimentale della distrutta chiesa dei Celestini di Terranova. Tali opere sono state riconsiderate attraverso una breve nota inventariale del 1784 relativa ai brani marmorei recuperati all’indomani del sisma che distrusse gran parte dei centri di “Calabria Ultra” nel febbraio del 1783. Oltre al recupero del bassorilievo di un Presepe, attestato da fonti e documenti, di cui si ignora la successiva sorte, il documento chiarisce l’iconografia della tavola marmorea della Madonna col Bambino di Benedetto da Maiano, denominata Madonna di Monserrato appartenente alla cappella del duca Marino Correale. Inoltre viene fatto riferimento al recupero di un putto marmoreo, molto probabilmente identificabile con lo spiritello assegnato al medesimo scultore fiorentino che si trova nel Museum of Art di Philadephia, precedentemente connesso al corredo scultoreo dell’omologo altare della chiesa napoletana di Santa Maria di Monteoliveto.


The recovery of the Renaissance sculptures from Terranova Sappo Minulio, after the 1783 earthquake in an archival document and the reconsideration of the Philadelphia “Spiritello”

This short essay focuses on the important Renaissance sculptural equipment of the destroyed church of the Celestines monks from Terranova. These works were considered thanks to a 1784 brief inventory note, relating to the marble pieces recovered right after the earthquake that destroyed most towns of “Calabria Ultra” in February 1783. In addition to the recovery of a low relief of a Nativity, attested by sources and documents of which the subsequent fate is unknown, the paper clarifies this iconography of the Madonna and Child marble panel by Benedetto da Maiano, named “Madonna di Monserrato” and coming from the Duke Marino Correale chapel. It also refers to the recovery of a marble putto, most likely identifiable with the Spiritello di Philadelphia assigned to the same Florentine Sculptor and housed in the Philadelphia Art Museum, previously connected to the sculptural inventory of the homologous altar of the Neapolitan church in Santa Maria di Monteoliveto.





Mario Panarello
Fra persistenze rinascimenti e istanze controriformate: Michelangelo Naccherino e Pietro Bernini
in un’inedita statua della Madonna delle Grazie a Vasto

L’inaspettata identificazione di un’inedita statua: la Madonna delle Grazie, della chiesa di San Francesco di Paola a Vasto, databile credibilmente fra il 1604 ed il 1606, aggiunge un’opera, seppure non rilevante, al percorso maturo di due artefici toscani ai quali è stata restituita: Michelangelo Nacherino e Pietro Bernini, fra i protagonisti della scultura nella Napoli del tempo. Essa comunque costituisce un tassello importante per comprendere il complesso mondo di collaborazione dei diversi artefici nelle botteghe degli scultori attivi nei primi del Seicento, rimandando alle più impegnative imprese di quegli anni che videro coinvolte figure dalla diversificata produzione espressiva. Nacherino, a cui la committenza vastese si rivolge, nella statua in questione manifesta quell’austero linguaggio figurativo, ligio ai dettami della Controriforma, offrendo lo spunto per alcune riflessioni sui possibili modelli di riferimento considerati dall’artista che appare rivolto alla chiarezza espressiva del Rinascimento toscano.


Over Renaissance persistence and Counter-Reformation requests: Michelangelo Naccherino
and Pietro Bernini in an original Madonna delle Grazie statue in Vasto

The unexpected identification of an unprecedented statue, the Madonna delle Grazie, from the church of San Francesco di Paola in Vasto, credibly datable between 1604 and 1606, adds a work although not 
relevant, to the mature path of two Tuscan craftsmen to whom this statue was give back: Michelangelo
Nacherino and Pietro Bernini, among the main artists of sculpture in Naples at that time. However, it represents an important element in order to understand the complex world of collaboration of the various craftsmen in the sculptors' workshops working in the early seventeenth century, referring to the most demanding challenges in those years which involved figures with a diversified expressive production. Nacherino, to whom clients from Vasto addresses himself, with this statue he represents an austere figurative language, loyal to the dictates of the Counter-Reformation, offering the starting point for some considerations about the possible reference models considered by the artist who seems to be aimed at the expressive clarity of the tuscan Renaissance.




Christian de Letteriis
Aggiunte a Gennaro de Martino, marmoraro napoletano

Il saggio si propone di incrementare il catalogo delle opere del marmoraro Gennaro de Martino, attivo a Napoli nella prima metà del XVIII secolo, fino al 1763, anno di morte. Al maestro si deve l’altare maggiore della chiesa conventuale di San Gregorio Taumaturgo in Stalettì, realizzato entro il 1757 e destinato a ospitare nel paliotto le reliquie del Santo, patrono della cittadina calabrese. Tra il 1757 e il 1759 risulta impegnato nell’esecuzione dell’altare, della “cona” e della balaustrata della cappella della congregazione dei morti nella Cattedrale di Santa Maria Capua Vetere, impresa portata a compimento sotto la direzione del regio ingegnere Ignazio de Blasio. De Martino allestì in questo caso un sontuoso apparato, destinato a garantire un degno alloggiamento al Compianto sul Cristo morto, tela firmata da Francesco De Mura e datata 1757. Sulla base di documenti è possibile, infine, ricondurre al maestro l’altare maggiore della chiesa della SS. Annunziata in Sorrento, databile ai primi anni Sessanta del secolo.


Some additional information about Gennaro de Martino, Neapolitan marble worker

The essay aims to increase the catalog of the works of the marble worker Gennaro de Martino, active in Naples in the first half of the 18th century, until 1763, the year of his death. The master was responsible for the main altar of the convent church of San Gregorio Taumaturgo in Stalettì, built around 1757 and intended to house the relics of the Saint, patron saint of the Calabrian town Stalettì. Between 1757 and 1759 he was engaged in the execution of the altar, the “cona” and the balustrade of the chapel of the congregation of the dead in the Cathedral of Santa Maria Capua Vetere, which was completed under the direction of the royal engineer Ignazio de Blasio. In this case, De Martino set up a sumptuous apparatus, intended to ensure a worthy housing for the Lamentation over the Dead Christ, a canvas signed by Francesco De Mura and dated 1757. Finally, on the basis of some documents it is possible to trace the main altar of the church back to the master of the SS. Annunziata in Sorrento, datable to the early sixties of the century.





Stefano Seta
Nuovi apporti per Genesio Galtieri ritrattista

Il lavoro è incentrato su due ritratti realizzati da Genesio Galtieri (1737-1810) per la famiglia Vaccari durante il suo soggiorno a Fuscaldo, dove dipinse gran parte delle tele conservate nella parrocchiale intitolata a San Giacomo. I due dipinti ritraggono Giuseppe Maria Vaccari, in abiti aristocratici, e il sacerdote Eugenio con i tradizionali attributi dei padri Redentoristi. Emergono, dal confronto con le altre opere note dell’artista, le notevoli capacità di descrivere i particolari fisiognomici ed espressivi dell’effigiato, cui si aggiunge la discreta qualità materica. L’analisi stilistica è accompagnata da un approfondimento del significato sociale delle immagini, attraverso le quali il patriziato urbano certificava l’acquisizione di un determinato status sociale. All’interno del quadro fortemente accidentato che avvolge la ritrattistica in Calabria, il corpus delle opere riconducibili al pittore di Mormanno costituisce un unicum che ne accresce il valore ed evidenzia al contempo la necessità di ulteriori sviluppi bibliografici.


New contributions for portraitist Genesio Galtieri

This work focuses on two portraits made by Genesio Galtieri (1737-1810) for the Vaccari family during his stay in Fuscaldo, where he painted most of the canvases preserved in the parish church dedicated to San Giacomo. These two paintings portray Giuseppe Maria Vaccari, in aristocratic clothes, and the priest Eugenio with the traditional attributes of the Redemptorist fathers. From the comparison with the artist’s other known works, the remarkable ability to describe the physiognomic and expressive details of the portrayed emerges, to which is added the good material quality. The stylistic analysis is supported by an in-depth study of the social meaning of the images, through which the urban patriciate certified the acquisition of a certain social status. Within the highly rough picture that surrounds portraiture in Calabria, the corpus of works attributable to the painter from Mormanno constitutes a unicum that increases its value and at the same time highlights the need for further bibliographic developments.




Domenico Pisani
Il monumento ai caduti di Serra San Bruno, opera di Aurelio Mistruzzi

Alla conclusione della grande guerra Serra San Bruno contò 103 vittime ed iniziò subito l’iter che portò all’erezione del monumento ai caduti. Negli archivi comunali si può ritrovare tutta la documentazione necessaria a seguirne le tracce. Nonostante fossero state avviate trattative con lo scultore calabrese Vincenzo Romeo, il contratto fu firmato dal friulano Aurelio Mistruzzi per un fante vittorioso in bronzo che oggi possiedono pure i comuni di Basiliano, Teglio Veneto, Alpicella di Varazze, Grottaminarda e Chiaramonte Gulfi. Lo scalpellino Biagio Lomoro realizzò in granito locale un artistico basamento su disegno dello scultore serrese Giovanni Scrivo, che intrattenne rapporti non sempre sereni con lo scultore friulano.


The war memorial of Serra San Bruno, an artwork by Aurelio Mistruzzi

At the end of the great war, Serra San Bruno counted 103 victims and immediately began the process
that led to the building of the war memorial. In the municipal archives you can find all the documentation necessary to follow the traces. Although negotiations had begun with the Calabrian sculptor Vincenzo Romeo, the contract was signed by the Friulian Aurelio Mistruzzi for a victorious bronze of an infantryman who today also is owned by the municipalities of Basiliano, Teglio Veneto, Alpicella di Varazze, Grottaminarda and Chiaramonte Gulfi. The stonemason Biagio Lomoro made an artistic base in local granite based on a design by the Serrese sculptor Giovanni Scrivo, who had not always serene relations with the Friulian sculptor.




Domenico L. Giacovelli
Le vestigia di un culto (dimenticato) in terra jonica: splendori e miserie della martire Filomena

Oggi il culto verso santa Filomena si è notevolmente ridotto; si perpetua sostanzialmente nella devozione alla santa ancora viva in alcuni luoghi. In passato - e soprattutto nella seconda metà del XIX
secolo, quando il culto era alla sua massima espansione – la devozione nei suoi confronti si diffuse fortemente per poi decrescere in maniera abbastanza repentina, dopo che il nome della santa fu cancellato dal calendario generale della Chiesa Cattolica Chiesa. Se ne trovano, tuttavia, interessanti tracce - oltre che nel patrimonio archivistico - nelle testimonianze artistiche spesso patrocinate dalla pietà dei fedeli, alcune di particolare pregio come altre caratterizzate da grande semplicità.


The vestiges of a (forgotten) cult in the Ionian land: splendor and misery of the martyr Filomena

Today the worship towards santa Filomena has greatly reduced; it is substantially perpetuated in the devotion to the saint alive in some places. In the past - and especially in the second half of the XIX century, when the worship was in maximum expansion - it spread strongly and then it decreased in a quite sudden, after the name of the saint was expunged from the general calendar of the Catholic Church. However, there are interesting traces of it - as well as in the archival heritage - in the artistic testimonies often sponsored by the piety of the faithful, some of particular value such as others characterized by great simplicity.





Maria Teresa Sorrenti
Ingegneri scultori e scalpellini nel Cimitero Monumentale di Reggio Calabria tra 800 e 900. Primi
appunti di una ricerca

Le pubblicazioni aventi ad oggetto l’arte cimiteriale, susseguitesi dagli anni ’70 del 900 ad oggi, hanno
messo ben in luce la centralità che lo studio della produzione a destinazione funeraria riveste per la conoscenza dei “fatti artistici” lungo un arco cronologico che comprende tutto il XIX secolo ed i decenni antecedenti il secondo conflitto mondiale: essa coinvolse infatti – come emerge dalle realtà indagate – architetti ed artisti di primo piano “ingaggiati” dalla borghesia desiderosa di «tramandare per l’eternità il ricordo delle virtù terrene di uomini laboriosi, mogli e madri esemplari, soldati senza paura, bambinetti innocenti». Ciò avvenne anche nella più periferica Reggio Calabria ed il presente saggio costituisce un primo risultato della ricerca in itinere, nata nell’ambito delle finalità di tutela e valorizzazione del patrimonio svolto dalla sezione reggina di Italia Nostra.


Engineers, sculptors and stonecutters in the Monumental Cemetery of Reggio Calabria between
the 19th and 20th centuries. First research notes.

Publications concerning the cemetery art from the 1970s thus far have clearly highlighted the centrality
that the study of production for funerary purposes plays for the knowledge of “artistic facts” along a chronological period that includes throughout the 19th century and the decades prior to the Second World War. It involved - as emerges from the investigated realities - prominent architects and artists “hired” by the Bourgeoisie which wanted to “preserve the memory of the earthly virtues of hardworking men, exemplary wives and mothers, fearless soldiers, innocent children for eternity”. This also took place in the more suburban Reggio Calabria and this essay represents a first result of research in progress, born with purposes of protection and enhancement of the heritage carried out by the Reggio Calabria branch of “Italia Nostra”.





Francesco De Nicolo
Huellas de arte italiano en la Arequipa virreinal

Il saggio propone un itinerario alla ricerca delle tracce di arte italiana dell’epoca viceregia esistenti in Arequipa, seconda città del Perù ed importante centro nell’antico Viceregno. Da questo percorso emergono le figure di Matteo Pérez de Alesio (da Lecce) e, soprattutto, di Bernardo Bitti. È l’occasione,
inoltre, per precisare le vicende del gesuita napoletano Giuseppe Avitavili, che si considerava continuatore della lezione bittesca. L’articolo prosegue con l’analisi di altre testimonianze d’arte e cultura italiane relative ai secoli XVII e XVIII, tre cui oggetti di lusso, reliquie, iconografie e culti come quello di San Gennaro, eletto patrono di Arequipa per la sua protezione contro le eruzioni vulcaniche.

Huellas de arte italiano en la Arequipa virreinal
The essay proposes an itinerary in search of the traces of Italian art of the Viceroyal era existing in Arequipa, the second largest city in Peru and an important center in the ancient Viceroyalty. From this path emerge the figures of Matteo Pérez de Alesio (from Lecce) and of, above all, Bernardo Bitti. It is also an opportunity to clarify the events of the Neapolitan Jesuit Giuseppe Avitavili, who considered himself the continuer of the Bittesque lesson. The article continues with the analysis of other
evidencies of Italian art and culture relating to the seventeenth and eighteenth centuries, including luxury objects, relics, iconographies and cults such as that of San Gennaro, elected patron of Arequipa for his protection against volcanic eruptions.





Francesco Polopoli
Una rara fonte per la storia e l'archeologia della preistoria in Calabria

È una memoria di reperti preistorici, quella di G. Nicolucci, sul materiale paleontologico meridiano, riletta anche alla luce delle pregevoli monografie (editate negli Atti della R. Accademia dei Lincei) del capitano Ruggero e del Dott. Domenico Lovisato (1878). Lo scritto vuole riconsegnare integralmente questa testimonianza primo-personale, con lo scopo di evidenziare il non facile lavoro classificatorio di 82 reperti (provenienti da province calabresi) in pieno periodo postunitario. La descrizione degli oggetti, i luoghi in cui furono rinvenuti, le collezioni nelle quali si trovano, gli autori che ne fanno menzione rinforzano l’attitudine scientifica ad una rigorosa sistematizzazione: tuttavia il corredo fotografico è limitato ad una parte residua del materiale proposto. Indipendentemente da ciò, desta interesse il fatto di integrare le informazioni archeologiche con nozioni mineralogiche atte ad inquadrare la natura litica dei rinvenimenti calabresi.


A rare source for the history of prehistoric archeology in Calabria

It is a memory of prehistoric finds, the one of G. Nicolucci, about the meridian paleontological material, also reread under the light of the valuable monographs (published in the “Atti della R. Accademia dei Lincei”) from Captain Ruggero and Dr. Domenico Lovisato (1878). The paper intends to fully return this first-personal testimony, in order to highlight the difficult classifying work of 82 finds (coming from Calabrian provinces) in the full post-unification period. The description of the objects, the places where they were found, the collections in which they are in, the authors who mention them reinforce the scientific aptitude to a rigorous systematization: however, the photographic equipment is limited to a residual part of the proposed material. Regardless of this, the fact of integrating archaeological information with mineralogical notions with the purpose of contextualizing the lithic nature of the Calabrian finds is of interest.




Stefania Bosco
Santa Maria delle Armi. Il ritrovamento dell’antico impianto e degli affreschi dietro l’altare maggiore

L’articolo documenta il ritrovamento dell’antico impianto e degli affreschi dietro l’altare maggiore del Santuario di Santa Maria delle Armi. Nella definizione delle zone su cui effettuare i saggi si sceglieva di iniziare dalla parete di sinistra dell’altare maggiore ed è stato rinvenuto un importante affresco ascrivibile al secolo XIV raffigurante l’Arcangelo Gabriele. Un secondo saggio è stato effettuato sulla parete di destra dell’altare maggiore dove veniva scoperto, su una parete trasversale a quella dell’altare, un affresco raffigurante la Madonna con il Bambino ascrivibile al secolo XV ed è chiaramente visibile un altro affresco, di cui si legge una mano benedicente alla maniera orientale, che non è stato scoperto per ragioni di sicurezza data la necessità di uno scavo profondo nello spessore murario per cui bisognava mettere prima in sicurezza la parete soprastante.Certamente raffigura San Giovanni il Battista. Sulla parete di sinistra, accanto all’affresco raffigurante l’Arcangelo Gabriele, si scopriva l’esistenza di un varco che dava la possibilità di ispezionare il retro della parete su cui poggia l’altare maggiore. Da qui è evidente la presenza di un vano retrostante. L’esplorazione del vano dietro l’altare maggiore ha permesso di osservare la presenza di una nicchia con il fondo piatto posta proprio dietro l’altare marmoreo,quasi in asse con esso. Mediante l’ausilio di un braccio telescopico e una fotocamera compatta con grandangolo è stata effettuata una documentazione fotografica e riprese video.Sul fondo piatto della nicchia si è rilevata la presenza di un affresco raffigurante la Vergine con il Bambino ascrivibile alla fine del XIII secolo, probabilmente l’antica Santa Maria delle Armi.Questa scoperta conferma pienamente l’analisi dello studioso padre Francesco Russo che si fonda su documenti e su collegamenti storici che ipotizza l’esistenza di questo luogo già nel periodo bizantino e precisamente nel secolo X. Ciò trova perfetto riscontro con la scoperta di questa struttura architettonica e delle pitture di cui padre Russo ne intuiva l’esistenza immaginando una cappella votiva che doveva essere di proporzioni piuttosto ristrette che in seguito fu trasformata in una vera chiesa.


Santa Maria delle Armi. The discovery of the ancient plant and the frescoes behind the main altar

The article documents the discovery of the ancient structure and the frescoes behind the main altar of the Sanctuary of Santa Maria delle Armi. In defining the areas on which to carry out testing under the ancient plasters, it was decided to start from the left wall of the main altar. and an important fresco was found depicting the archangel Gabriel ascribable to the XIV century. A second test was carried out on the right wall of the main altar where a fresco depicting the Virgin with Child ascribed to the 15th century was discovered on a wall transversal to that of the altar. Another fresco is clearly visible, of which we can read a blessing hand in the oriental manner, which was not discovered for safety reasons. It was necessary to make a deep excavation for which it was necessary to first secure the wall above. It certainly represents St. John the Baptist. On the left wall, next to the fresco depicting the Archangel Gabriel, the existence of an opening was discovered that gave the possibility to inspect the back of the wall on which the main altar rests. From here it is evident the presence of a space behind it. The exploration of the space behind the main altar made it possible to observe the presence of a niche with a flat bottom placed behind the marble altar, almost in line with it. With the aid of a telescopic arm, a camera and a wide angle, photographic documentation and video footage were made. On the flat bottom of the niche there is a fresco depicting the Virgin and Child attributable to the end of the 13th century, probably the ancient Santa Maria delle Armi. This discovery fully confirms the analysis of Father Francesco Russo which is based on documents and historical links which hypothesizes the existence of this place in the Byzantine period and precisely in the 10th century. This is perfectly matched by the discovery of this architectural structure and of the paintings of which Father Russo sensed its existence by imagining a votive chapel that must have been rather restricted in proportions which was later transformed into a real church.

sabato 14 gennaio 2023

Esperide. Cultura Artistica in Calabria nn. 25-26

È in uscito il nuovo numero della rivista Esperide. Cultura Artistica in Calabria. Per ulteriori informazioni/prenotazioni è possibile rivolgersi al Direttore Panarello, inviando una e-mail a: panarello1969@gmail.com







venerdì 2 settembre 2022

Esperide a. XII, nn° 23-24, 2019



Editoriale

Derive (a)critiche e necessità critiche

di Francesco De Nicolo, Srefano Seta


Tra gli aspetti che in tempi più recenti hanno marcato positivamente il campo della Storia dell’Arte dell’Italia Meridionale andrà registrato il considerevole sviluppo delle ricerche su alcune tematiche che fino a qualche decennio fa versavano in uno stato di generale disattenzione critica, venendo considerate, infatti, sottobranche della disciplina prive di “dignità” storiografica. Ritrovamenti documentari, specifiche disamine su opere, contesti e personalità che emergono da un quadro sempre più variegato e multiforme, hanno contribuito alla riabilitazione di argomenti per i quali la spregiativa etichetta “arti minori” si è rivelata sempre più inappropriata perché banalizzante e riduttiva rispetto a fermenti e fenomeni che furono, viceversa, assai complessi e nei quali si raggiunsero anche vertici di assoluta qualità. Basta sfogliare le pagine delle principali riviste scientifiche ed i cataloghi delle mostre promosse in questi decenni per notare il progressivo incremento dei contributi incentrati, per esempio, su marmi decorativi, su argenti e sulla scultura lignea; crescita alla quale potrebbe anche aver contribuito una sempre maggiore internazionalizzazione degli studi laddove in alcuni Paesi, si pensi alla Spagna in riferimento alla scultura in legno, vi è una tradizione di studi molto più radicata in determinati ambiti della Storia dell’Arte. Accanto al significativo progresso compiuto sul piano della conoscenza, allo studioso attento, tuttavia, non può sfuggire la percezione di alcune problematiche di carattere metodologico  sulle quali risulta opportuna una riflessione in relazione alle finalità stesse della nostra disciplina. Innanzitutto risulta sempre molto concreto il problema della scarsezza, o totale assenza, di documentazione archivistica che aiuti lo storico dell’arte a ricostruire la storia del manufatto oggetto del suo studio. Davanti a questa problematica, che in alcuni casi è stata di per sé ragione sufficiente per indurre alcuni studiosi a desistere dal trattare un determinato argomento, riteniamo che continui ad essere di estrema attualità e validità la riflessione che Oreste Ferrari espresse nel catalogo della storica mostra Civiltà del Seicento a Napoli (1984). Il compianto studioso, in riferimento alla penuria di documenti sulla scultura napoletana del Seicento, osservava che «la via da imboccare per risolvere i problemi ancora aperti e per addivenire ad una quanto più completa conoscenza della scultura secentesca a Napoli non potrà esser tracciata sulla fatalistica attesa del fortuito ritrovamento della carta d’archivio risolutiva, ma dovrà principalmente essere [...] la via del più intensivo esercizio degli strumenti di lettura critica delle opere». Dunque la lettura critica, praticata con gli strumenti propri della Storia dell’Arte, quali l’analisi stilistica, quella iconografica ed iconologica e, soprattutto, la contestualizzazione storica e culturale nei vari ambiti geografici di produzione, risulta indispensabile per una più completa e corretta interpretazione delle opere e degli artisti. Il dibattito internazionale - si pensi in particolar modo alle considerazioni formulate da Hans Belting in La fine della Storia dell’Arte o la libertà dell’arte - ha più volte evidenziato, peraltro, la necessità di ricusare qualsiasi approccio fondato su teorie specialistiche che sezionino l’opera d’arte in diversi aspetti e non tengano conto in prima istanza dell’importanza del testo figurativo, ossia della “documentazione oggettuale” costituita dall’opera stessa. A ciò consegue la necessità che lo studio dell’opera d’arte non si esaurisca al solo processo attributivo, con la pur utile individuazione di «tracce e i sintomi» che rivelando la mano dell’artista consentino di ricostruire un contesto di opere somiglianti e quindi in rapporto tra loro, ma sia articolato in maniera più complessa e critica. Ci riferiamo, solo per fare un paio di esempi, alla considerazione di una serie di problematiche che riguardano gli sviluppi stilistici presenti all’interno del corpus di opere di un artefice o alla capacità dello stesso di interpretare le tematiche culturali maturate in seno alla società di appartenenza. E se stiamo ribadendo tale necessità, che ad alcuni potrà sembrare ovvia, è perché sempre più spesso assistiamo, ahinoi, alla proliferazione di scritti acritici, di dubbia qualità scientifica, che esauriscono, anzi sminuiscono, il nobile compito di ricerca storico-artistica ad una frenetica ed ossessiva elencazione di opere e nomi, somiglianti più a stucchevoli rubriche telefoniche che a complessi studi di Storia dell’Arte, la cui unica finalità risulta essere la malcelata e vanagloriosa ricerca dell’inedito a “tutti i costi”. Non possiamo che auspicare, pertanto, che, dinanzi alle derive di cui qui abbiamo detto, la rivista Esperide continui a svolgere il suo ruolo di garanzia di qualità negli studi della nostra disciplina.  


Abstracts

• Giuseppe Collia

Nuovi studi sulla monetazione di Hipponion

Dopo un breve excursus sulla storia degli studi, il primo obiettivo e stato di inquadrare la città all’interno del contesto storico, attraverso uno scrupoloso vaglio e un’attenta analisi critica delle fonti antiche a nostra disposizione. Al termine di questa parte storica, l’attenzione si e concentrata sullo studio analitico e dettagliato delle iconografie delle quattro fasi monetali di età greca, al fine di giungere a conclusioni più sicure riguardo la cronologia. Per quanto concerne la prima fase si e cercato di operare degli attenti confronti iconografici con le coeve monetazioni della Sicilia greca. Ad Hipponion come immagine di D/ nelle monete della prima fase compare una testa di Hermes, immagine sconosciuta e desueta nel panorama numismatico magnogreco e siceliota, essa compare in diverse zone del mondo greco-orientale (Tracia, Macedonia, Locride Opunzia). Il presente lavoro ha anche cercato di chiarire e rinnovare alcune convinzioni legate agli studi compiuti in passato, come quella relativa alla legenda [EI, caratterizzata dalla presenza del digamma “osco” e interpretata come dato probante a giustificare la matrice italica della prima fase monetaria.


New studies on the coinage of Hipponion

After a brief excursus on the history of the studies, this essay focues on the Magna Graecia city within the historical context, through a scrupulous examination and an accurate critical analysis of the available ancient sources.At the end of this historical part, the author focuses on the analytical and detailed study of the iconographies of the four monetary phases of the Greek age, in order to reach more certain conclusions regarding the chronology. Concerning the first phase, an attempt was made to make precise iconographic comparisons with the contemporary coins of Greek Sicily. In Hipponion as an image of law in the first phase coins, a head of Hermes emerges, an unknown and obsolete image in the Magna Graecia and Siceliot numismatic panorama, it appears in various areas of the Greek-Eastern world (Thrace, Macedonia, Locride Opuntia). This work has also tried to clarify and renovate some convictions related to the studies carried out in the past, such as the one relative to the "FEI" legend, characterized by the presence of the "Oscan" digamma and intended as evidence to justify the Italic mold of the first monetary phase.



• Alessandra Pasqua

Stalettì nel quadro del sistema difensivo vicereale

Nel presente articolo si analizzano due fortificazioni presenti in due tavole del Codice Romano Carratelli, un manoscritto risalente alla fine del XVI secolo contenente acquerelli delle architetture difensive della Calabria Ultra, corredate da didascalie. Le tavole in esame sono la n. 62 e la n. 63, che rappresentano il litorale del comune di Staletti (Catanzaro). Le due rappresentazioni si rivelano utili per lo studio delle fortezze riprodotte e per ricostruirne la storia. I manufatti oggetto di indagine sono due: la Torre del Palombaro, di cui fino ad oggi e rimasto soltanto il toponimo, ed una torre quadrata che viene disegnata in progetto e che si può individuare in una costruzione finora mai considerata nella storiografia locale. Il metodo seguito consiste nella descrizione delle tavole, nella valutazione delle aree e delle preesistenze per come si presentano allo stato attuale, nell’esame delle tipologie delle torri e della documentazione storiografica. I luoghi descritti risultano oggi di proprietà privata e non e possibile accedervi. Una necessaria ed auspicata analisi dei siti e dei manufatti potrà suffragare le tesi qui illustrate.


Stalettì as part of the viceregal defense system

This article analyses two fortifications featured in two tables of the Romano Carratelli Code, a man uscript dating back to the end of the Sixteenth century containing watercolours of the fortifications in Calabria Ultra and the captions referring to them. The analysed tables are n. 62 and n. 63, which depict the coast of the municipality of Staletti (Catanzaro). The two images are useful to study the reproduced fortresses and to reconstruct their history. The artifacts under investigation are two: the Torre del Palombaro, of which today only the toponym remains, and a square tower that is designed in the project and that can be identified in a construction never considered so far by local historiography. The followed method consists in the description of the tables, the evaluation of the areas and pre-existing buildings the way they are currently, the examination of the typology of the towers and of the historiographical documentation. The described places are now private and cannot be accessed. A necessary and wished for analysis of the sites and artefacts will allow to confirm the theses illustrated here.



• Mario Panarello

Quesiti su opere erratiche e scomparse: una problematica Adorazione dei pastori copia di Polidoro da Caravaggio e un'antica fonte letteraria su un dipinto perduto 

Lo scritto tratta di due diverse testimonianze artistiche ossia dell’identificazione di un dipinto e di alcune fonti relative ad un’antica pala perduta; viene identificata, infatti, un dipinto erratico, custodito presso i depositi della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della provincia di Cosenza, quale copia di una diffusa iconografia di un disegno degli anni romani di Polidoro da Caravaggio, raffigurante l’Adorazione dei Magi, nota anche attraverso diverse incisioni. La modesta copia calabrese databile ai primi del Seicento attesta l’ampia diffusione dei modelli di Polidoro. Nel medesimo scritto viene puntata l’attenzione su una fonte sfuggita sino ad oggi alla critica specialistica relativa all’esistenza di un ragguardevole dipinto raffigurante l’Epifania, un tempo custodito nel convento domenicano di Figline Vegliaturo, commissionato dal cardinale Pietro Paolo Parisio (1473-1545). Ritenuto da una fonte “uno de’ piu ragguardevoli d’Italia” e nel contempo considerato di Raffaello. Il dipinto è purtroppo andato perduto.


Questions on erratic and disappeared works: a problematic “Adoration of the Shepherds” copy by Polidoro da Caravaggio and an ancient literary source on a lost painting

This writing reports on two different artistic testimonies, namely the identification of a painting and some sources relating to an ancient lost altarpiece; indeed, an unknown provenance painting is recognized, kept in the "Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio" – Provincia di Cosenza warehouse, as a copy of a widespread iconography of a drawing from the Roman years of Polidoro da Caravaggio, depicting the Adoration of the Magi, also known through several engravings. The modest Calabrian copy dating back to the early seventeenth century confirms the wide diffusion of Polidoro's models. In the same writing, the attention is focused on a source which has been ignored by specialist criticism so far and relating to the existence of a remarkable painting depicting the Epiphany, once kept in the Dominican convent in Figline Vegliaturo and commissioned by Cardinal Pietro Paolo Parisio (1473-1545). A source consider it "one of the most remarkable in Italy" and at the same time considered a Raphael work. Unfortunately, the painting has been lost.



• Mario Panarello 

Fra disegni e dipinti di Polidoro da Caravaggio: alcuni riflessi sulla scultura del Cinquecento messinese

Il progressivo studio della scultura del Cinquecento messinese e l’importante tema dei modelli di riferimento hanno condotto, in questo contributo, all’individuazione di relazioni fra alcuni fogli del corpus grafico prodotto da Polidoro da Caravaggio e dalla sua bottega durante il periodo di soggiorno messinese con talune opere di scultura realizzate da diversi artefici attivi nel medesimo centro fra XVI e XVII secolo. Emerge una notevole influenza del pittore lombardo, allievo di Raffaello, sul campo della scultura; del resto egli è impegnato nella città dello Stretto nella prestigiosa impresa di allestimento degli apparati effimeri per il passaggio di Carlo V, esperienza in cui l’artista si cimenta nella fusione delle arti. Il saggio quindi mette in relazione alcune opere grafiche dell’artista lombardo con sperimentazioni figurative restituite a scultori contemporanei quali Domenico Vanello e Giovan Domenico Mazzolo, ed inoltre altre suggestive elaborazioni polidoresche con opere di scultori successivi quali Rinaldo Bonanno e il vasto entourages dei Calamecca.


Among drawings and paintings by Polidoro da Caravaggio: some reflections on the sculpture of the sixteenth century in Messina

The progressive study of the sixteenth century sculpture in Messina and the important topic about reference models have led, in this contribution, to the identification of relationships between some sheets of the graphic corpus created by Polidoro da Caravaggio and his workshop during the period of his stay in Messina with some sculptures made by different craftsmen working in the same place between the 16th and 17th centuries. A notable influence emerges from the Lombard painter, a Raphael pupil, upon the art of sculpture; after all, he is engaged in the city of the Strait in the prestigious challenge of setting up the ephemeral architectural structures for the passage of Charles V, an experience in which the artist put his efforts in the fusion of the arts. The essay therefore links some graphic works by the Lombard artist with figurative experiments returned to contemporary sculptors such as Domenico Vanello and Giovan Domenico Mazzolo, and also other evocative polidoresque creations with later works made by sculptors such as Rinaldo Bonanno and the vast entourages of the Calamecca.



• Dina Caligiuri

Palazzo Giannuzzi. Un'architettura di ispirazione romana tra Cinque e Seicento: documenti inediti e nuove analisi critiche

Il presente contributo tratta del palazzo Giannuzzi di Aiello Calabro, illustrando nuove acquisizioni documentarie che hanno permesso di datarne gli apparati decorativi scultorei ai primi anni del 1600 e di attribuirli con certezza al progetto e all’esecuzione di Pietro Barbalonga. Dello scalpellino-architetto di origine messinese, che impianta nel piccolo Stato calabrese una alacre bottega ben attestata da nuovi documenti, lo studio esplora i possibili riferimenti culturali, analizzandone il repertorio linguistico alla luce di raffronti di stile proposti con opere di diversi protagonisti della scena architettonica italiana, nel periodo compreso tra il secondo Cinquecento e il primo Seicento. Utile ad ulteriori approfondimenti e inoltre l’indagine condotta sulla configurazione dell’impianto architettonico del palazzo, da collocarsi in un’epoca antecedente all’intervento del Barbalonga, riguardo al quale si individuano alcune analogie con opere poste in ambito regionale e nazionale, inserendo l’edificio in un orizzonte di ampio ed elevato respiro storico-artistico.


The Giannuzzi Palace. A Roman-inspired architecture between the 16th and 17th centuries: unpublished documents and new critical analyzes

The essay deepens the topic of the history of the Giannuzzi Palace in Aiello Calabro and illustrates it with new documentary acquisitions that have made it possible to date the decorative sculptures in the early 1600s and to attribute them with certainty to the project and execution of Pietro Barbalonga.This essay explores possible cultural references related to the stonemason-architect of Messina origin, who sets up a busy workshop in the small Calabrian state, analyzing the linguistic repertoire in the light of style comparisons proposed with works by various actors of the architectural Italian scene, in the period between the second sixteenth and early seventeenth centuries. The investigation conducted on the configuration of the architectural structure of the building, to be placed in an era prior to the intervention of the Barbalonga, is also useful for further investigations, regarding which some similarities with works placed in the regional and national context are identified, inserts the 'building in a horizon of wide and high historical-artistic value.



• Stefano Seta

Episodi di scultura lignea del Settecento in alcuni centri del Tirreno cosentino

Il saggio mette in risalto l’importanza di un’accurata ricognizione del territorio regionale, prendendo in esame alcuni capolavori della statuaria lignea sfuggiti ai precedenti studi sull’argomento. Si tratta di sculture realizzate nel corso del XVIII secolo e che evidenziano il rapporto tra i committenti calabresi e le botteghe presenti a Napoli, dove accanto alle grandi firme, come Giacomo Colombo e Nicola Fumo, operavano una serie di personalità apparentemente defilate ma che rivelano al contrario una notevole abilita tecnica e la capacita di rielaborare in maniera autonoma i canoni stilistici in voga all’epoca. Degna di nota e l’attestazione dello scultore Giovanni Antonio Colicci, particolarmente apprezzato nell’area presa in esame per la sua poetica legata ad una grazia espressiva e formale tipicamente rocaille. Le opere passate in rassegna permettono uno sviluppo del saggio in senso cronologico, dai primi decenni al tramonto del Settecento, documentando, attraverso un serrato confronto con opere extraregionali, le peculiarità degli artisti chiamati in causa per l’attribuzione.


Examples of eighteenth-century wooden sculpture in some towns of the Tyrrhenian cost of Cosenza

This essay highlights the importance of an accurate study of the territory of the region, examining some masterpieces of wooden statuary not considered by previous studies on the subject. These are sculptures created during the eighteenth century which highlight the relationship between the Calabrian clients and the workshops in Naples, where next to the big names, such as Giacomo Colombo and Nicola Fumo, a series of, apparently in the background, personalities worked. These artists instead reveal remarkable technical skills and the ability to re-elaborate autonomously the stylistic models in vogue at the time. Noteworthy is the attestation to the sculptor Giovanni Antonio Colicci, particularly appreciated in the area in question for his poetics related to an expressive and formal grace that is typically Rocaille. The analyzed works allow a chronological development of the essay, from the early decades to the sunset of the eighteenth century, documenting, through a close comparison with extra-regional works, the peculiarities of the artists who are considerated for the attribution.



• Francesco De Nicolo, Laura Liliana Vargas Murcia

Considerazioni su Matteo Pérez da Lecce al margine di nuovi documenti tra Lima e Siviglia (1590-1602)

Attraverso l’analisi di diciotto documenti afferenti al periodo compreso tra il 1590 e il 1602, nel saggio si pone l’attenzione su alcuni aspetti della vita e della professione del pittore pugliese Matteo Perez da Lecce (1547 ca.-1606 ca.) che, dopo aver lavorato a Roma, Malta e Siviglia, si trasferì nel Viceregno del Peru attratto dal mito del El Dorado. Quella che emerge è la figura di un artista che seppe compiere una vera e propria scalata sociale ed economica portando avanti, accanto alla pratica pittorica, una serie di attività affaristiche come la compravendita di schiavi e di oggetti di lusso e la ricerca di tesori precolombiani e miniere.


Considerations on Matteo Pérez da Lecce on the sidelines of new documents between Lima and Seville (1590-1602)

Through the analysis of eighteen documents relating to the period between 1590 and 1602, the essay focuses on some aspects of the life and profession of the Apulian painter Matteo Perez da Lecce (1547-1606) who, after having worked in Rome, Malta and Seville, moved to the Viceroyalty of Peru attracted by the myth of El Dorado. What emerges is the figure of an artist who was able to make a real social and economic climb by carrying on, alongside the pictorial practice, a series of business activities such as the buying and selling of slaves and luxury items and the search for pre-Columbian treasures and mines.



• Domenico Pisani

Contabilità e deliberazioni confraternali della chiesa di Maria SS. Addolorata di Serra San Bruno. Documenti di interesse storico-artistico relativi al XIX e al XX secolo

Il terzo libro manoscritto relativo ai conti dell’Arciconfraternita dell’Addolorata di Serra San Bruno abbraccia un arco di tempo che va dal 1881 al 1902 e offre informazioni di sicuro interesse sulla realizzazione di oggetti e arredi sacri, come la base per la statua della Vergine, opera dell’argentiere napoletano Domenico Ferraro, o lo stendardo processionale serico ricamato a Lione. Attraverso il libro delle delibere, invece, e possibile seguire la costruzione del piedistallo, avvenuta nel 1902, collocato all’interno dell’altare proveniente dalla Certosa, realizzato in legno dipinto a finto marmo e decorato con alcuni bronzetti fanzaghiani rimasti fuori dalla ricomposizione del 1820. Sono attestati inoltre i lavori di modifica operati agli inizi del XX secolo nel braccio destro della crociera, la commissione degli ultimi quadri a completamento del ciclo iconografico e l’impresa per la costruzione della chiesa neogotica del cimitero. Le delibere, inoltre, documentano le opere compiute tra gli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento, in primis la porta di bronzo e poi quella interna in legno intagliato, opere dello scultore Giuseppe Maria Pisani, oltre ai furti sacrileghi che hanno impoverito il patrimonio della chiesa.


Accounting and Archconfraternity resolutions of the church of Maria SS. Addolorata of Serra San Bruno. Documents of historical and artistic interest relating to the nineteenth and twentieth centuries

The third manuscript book relating to the accounts of the Archconfraternity of the Addolorata of Serra San Bruno covers a period of time from 1881 to 1902 and offers information of great interest on the creation of sacred objects and furnishings, such as the base for the statue of the Virgin, an artwork of the Neapolitan silversmith Domenico Ferraro, or the silk processional banner embroidered in Lyon. Through the book of resolutions, on the other hand, it is possible to follow the construction of the pedestal, which took place in 1902 It was placed inside the altar coming from the Certosa, made of wood painted in imitation marble and decorated with some bronzes of Cosimo Fanzago left out from the reassembly of 1820. The resolutions attested also the works carried out at the beginning of the twentieth century in the right side of the cross vault, the commission of the last paintings to complete the iconographic cycle and the undertaking for the construction of the neo-Gothic church of the cemetery. The resolutions also document the works completed between the fifties and sixties of the twentieth century, first of all the bronze door and then the internal one in carved wood, works carried out by the sculptor Giuseppe Maria Pisani, in addition to the sacrilegious thefts that have impoverished the patrimony of the church.



• Renato Ruotolo

Burocrazia e formazione artistica ai tempi di Ferdinando II di Borbone: documenti e appunti sul Pensionato della provincia di Calabria Citra e su alcuni pittori calabresi

Questo saggio, attraverso le carte dell’Archivio dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, intende ricostruire l’iter burocratico necessario per ottenere dai comuni o dalle province la concessione delle pensioni che permettevano agli aspiranti artisti privi di mezzi di potersi recare a Napoli per studiare presso il Real Istituto di Belle Arti. Il percorso era lungo e contorto, coinvolgeva enti periferici e ministeri allo scopo di accertare il reale bisogno e le potenzialità dei candidati. La ricerca si è concentrata sugli anni 1840-60 ed ha preso in considerazione soltanto gli aspiranti pittori della provincia di Calabria Citra, corrispondente all’attuale di Cosenza. Nel corso della ricerca sono stati reperiti documenti su artisti del cosentino che avevano richiesto il pensionato, alcuni noti, come Antonio Del Corchio, Rocco Lo Tufo, Eugenio Tano, Francesco Santoro, altri quasi se non del tutto sconosciuti, come Giulia Bellizzi, Antonio Formoso, Angelo Frianni. Quanto di inedito e emerso sulla vita e le opere di questi e di altri pittori viene qui pubblicato e messo a disposizione degli studiosi.


Bureaucracy and artistic training at the time of Ferdinand II of Bourbon: documents and notes on the pensioner of the province of Calabria Citra and on some Calabrian painters

This essay, through the papers of the Archive of the Academy of Fine Arts of Naples, reconstructs the bureaucratic process necessary to obtain from the municipalities or provinces the granting of pensions that allowed aspiring artists without means to be able to go to Naples to study at the Royal Institute of Fine Arts. The path was long and convoluted, involving peripheral bodies and ministries in order to ascertain the real need and potential of the candidates. The research is based on the years 1840-1860 and takes into consideration only aspiring painters from the province of Calabria Citra, corresponding to the current province of Cosenza. During the research documents were found on artists from Cosenza who had requested a pension, some well-known, such as Antonio Del Corchio, Rocco Lo Tufo, Eugenio Tano, Francesco Santoro, others almost if not completely unknown, such as Giulia Bellizzi, Antonio Formoso, Angelo Frianni. What has emerged about the life and works of these ones and other painters is published here and made available to scholars.



• Pasquale Faenza

Il busto reliquario di San Leo a Bova. Tecniche e stile, riutilizzi e aggiunte, adattamenti iconografici

Il contributo focalizza l’attenzione sul busto reliquario in argento di San Leo, opera del 1635 conservata nel santuario omonimo di Bova, sede diocesana nell’estremo Sud della Calabria. Le informazioni sulla tecnica esecutiva e sullo stile del simulacro emerse in occasione del restauro dell’argento, unite ad una attenta rilettura delle carte d’archivio hanno consentito all’autore di individuare una serie di interventi pregressi che lasciano pensare come il busto di San Leo sia frutto di adattamenti di un’opera ricalcante in origine un prototipo iconografico non pertinente l’immagine del monaco italo-greco, quanto quella di un santo gesuita. Nella stessa occasione l’autore fornisce un più preciso riferimento cronologico circa il periodo di esecuzione dell’attributo iconografico dell’ascia, aggiunta al busto probabilmente tra il 1675 e il 1693. Infine lo studioso rende noti altri due bolli consolari napoletani impressi nella cassa reliquario ottocentesca sulla quale giace la scultura di San Leo, tra le prime argenterie messinesi ad inaugurare la stagione barocca in Calabria.


The reliquary bust of San Leo in Bova. Techniques and style, reuses and additions, iconographic adaptations

This contribution focuses attention on the silver reliquary bust of San Leo, a work of 1635 preserved in the sanctuary of the same name in Bova, a diocesan seat in the extreme south of Calabria. The information on the executive technique and on the style of the simulacrum that emerged during the restoration of the silver, combined with a careful rereading of the archive papers, allowed the author to identify a series of previous interventions that suggest how the bust of San Leo is the result of adaptations of a work that was originally an iconographic prototype not pertaining to the image of the Italo-Greek monk, but of a Jesuit saint. On the same occasion, the author provides a more precise chronological reference about the period of execution of the iconographic attribute of the ax, added to the bust probably between 1675 and 1693. Finally, the study discloses two other Neapolitan consular stamps impressed in the reliquary case on which lies the sculpture of San Leo, one of the firstsilverware coming from Messina to inaugurate the Baroque season in Calabria.



Esperide. Cultura Artistica in Calabria nn. 23-24

È in uscita il nuovo numero della rivista Esperide. Cultura Artistica in Calabria. Per ulteriori informazioni/prenotazioni è possibile rivolgersi al Direttore Panarello, inviando una e-mail a: panarello1969@gmail.com





lunedì 5 luglio 2021

Esperide a. XI, nn° 21-22, 2018

 


Editoriale

STRATEGIA DELLA (DIS)ATTENZIONE AI BENI CULTURALI

di Mario Panarello, Dario Puntieri


È oramai un topos il tema della inadeguata conservazione dei beni culturali in Calabria, e non per indulgere alla pratica del lamento, ma a causa del ciclico ripetersi di situazioni paradossali che suggeriscono serie riflessioni. La consueta riproposizione di problemi da tempo insoluti trova causa principalmente in una politica regionale insufficiente, estranea alla cultura del territorio ed ignara delle coordinate fondamentali della storia e dell’arte calabrese. Di conseguenza le figure preposte alla tutela e alla salvaguardia dei beni sono spesso inconsistenti e, nei casi in cui siano animate quantomeno da buone intenzioni, tanto ostacolate da inficiare ogni lavoro costruttivo. È palpabile inoltre la distanza fra gli studi prodotti dalle figure professionali e gli operatori del settore culturale e turistico, tanto da far rimanere le competenze relegate in ambiti ristretti (nel migliore dei casi) senza arrivare a quanti dovrebbero beneficiarne. L’offerta turistica, inoltre, priva di strategie, viene affidata alla buona volontà di pochi, quando un suo rilancio potrebbe essere importante e significativo per i beni culturali anche laddove già esiste una “strategia dell’attenzione” per far nascere un’auspicabile rete che possa comunicare, a quanti ne vogliano usufruire, il valore intrinseco delle opere e non solo quello esteriore, spesso deturpato e martoriato dalle ingiurie del tempo. Siamo sempre più convinti, soprattutto in mancanza di manifestazioni eclatanti e immediatamente riconoscibili, che i beni culturali in Calabria abbiano bisogno di studi attenti che ne possano spiegare le dinamiche storiche e le prerogative, definendone il carattere e l’unicità: le opere d’arte, infatti, non ci dichiarano esplicitamente il loro contenuto né il loro background ma hanno bisogno di una puntuale esegesi critica. Rimane ancora aperto il problema dell’istruzione storico-artistica a vari livelli. Infatti si avverte una profonda scollatura tra gli studi teorici e la storia dei luoghi, una visione questa, opposta alla moderna museomania che spesso genera luoghi grigi, spesso non adeguatamente allestiti, e dotati di opere decontestualizzate, contenitori che difficilmente riescono a raccontare e a spiegare il contesto per riscuotere il giusto interesse. Tutto questo è aggravato dal fatto che musei e chiese non sono regolarmente fruibili anche per la mancanza di una strategia e di un’organizzazione. Ancora purtroppo la figura dello storico dell’arte ha difficoltà a trovare una giusta collocazione professionale, ed è spesso soggetta a dinamiche distorte che promuovono come in un gioco perverso persone inadeguate ma ben sostenute, che spesso non hanno la giusta lungimiranza per risollevare le sorti di un settore fondamentale per lo sviluppo di questa regione sempre più alla deriva. Si pensi che qualche anno fa un uomo delle istituzioni ebbe a dire che non avrebbe promosso l’unica rivista esistente sui beni culturali e sulla storia dell’arte in Calabria a causa dell’esiguità dei suoi lettori. È singolare che difronte ad una proposta culturale di spessore molti si dicono pronti a sostenerla ma, quando si arriva a concretizzare il progetto, inesistenti vizi di forma si frappongono in maniera pretestuosa perché si preferiscono sagre e feste rionali o manifestazioni che, magari valide, sono inficiate da familismo amorale o da semplici clientele. È logica conseguenza, a questo punto, che di fronte ad emergenze storico-architettoniche di rilevanza considerevole si auspichi addirittura il crollo, come accade drammaticamente per il palazzo Bisogni di Briatico, o che si smantelli nell’indifferenza generale un palazzo vincolato, come sta accadendo a Vibo Valentia agli interni del palazzo di Francia, decorati in occasione della visita in Calabria di Gioacchino Murat. Oppure ancora si potrebbe menzionare, tra tanti altri, il caso delle statuine di ambito sanmartiniano custodite nella chiesa matrice di Montauro, un tempo dorate a mercurio ed oggi inspiegabilmente rivitalizzate da un bagno galvanico. 

A partire da questo numero Esperide si arricchisce di un ulteriore componente internazionale del comitato scientifico, il prof. Rafael López Guzmán, cattedratico dell'Università di Granada (Spagna), in linea col nuovo più ampio respiro meridionale e mediterraneo della nostra rivista. Allo stesso tempo prende forma il nostro nuovo sito internet, strumento indispensabile per una maggiore diffusione delle nostre ricerche.


Abstract

• Lorenzo Coscarella, Dalla storia all’opera: il fonte battesimale della Paterno aragonese 

A Paterno Calabro, in provincia di Cosenza, è presente un antico fonte battesimale in tufo, custodito attualmente nella chiesa del convento dei Minimi di San Francesco di Paola ma proveniente dalla chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista. L’opera presenta una fascia con iscrizione in caratteri gotici, che permette di datarlo al 1442, e uno stemma che in questa sede viene identificato con quello in uso nel Regno di Napoli dopo la conquista aragonese, raggiunta da Alfonso il Magnanimo proprio in quell’anno. A conferma di come l’Arte possa diventare testimonianza della Storia, l’iscrizione e lo stemma collocano il manufatto all’interno del contesto in cui venne realizzato. Alcuni documenti dell’Archivio di Stato di Cosenza, inoltre, contribuiscono a gettare luce su molte vicende della Paterno del XV secolo. Il “fonte aragonese” di Paterno si inserisce così in un ristretto gruppo di opere pre-rinascimentali relative ad un secolo, il Quattrocento, che vide la Calabria funestata da lotte intestine tra fazioni che si contendevano il potere a livello locale e nazionale. 

From history to artwork: the baptismal font of the Aragonese Paterno.

In the town of Paterno Calabro, in the province of Cosenza, there is an ancient baptismal font made of tuff, currently placed in the church of the convent of the Minims of San Francesco di Paola but coming from the parish church of San Giovanni Battista. The work has a band with an inscription in Gothic characters, which allows it to be dated to 1442, and a coat of arms which is identified with that one in use in the Kingdom of Naples after the Aragonese conquest, reached by Alfonso the Magnanimous in that year. To confirm how art can become a testimony of history, the inscription and the coat of arms place the artifact within the context in which it was created. Furthermore, some documents from the State Archives of Cosenza contributed to shedding light on many events occurred in the Paterno of the 15th century. The “Aragonese baptismal font “ of Paterno thus can be included into a small group of pre-Renaissance works relating to a century, the fifteenth century, which saw Calabria ravaged by fighting between factions competing for local and national power.  


• Pasquale Faenza, Su Giovambattista Mazzolo e su una sua inedita scultura dell’antica Matrice di Gioia Tauro.

Il contributo è incentrato sull’attribuzione a Giovambattista Mazzolo di un’inedita scultura in marmo, oggi nella chiesa di Sant’Antonio di Padova a Gioia Tauro (RC), identificata nella Madonna con Bambino segnalata nella visita pastorale del 1587 sull’altare centrale della chiesa gioiese di Sant’Ippolito. Dall’analisi stilistica dell’opera e da ricerche d’archivio lo studioso propone una datazione ai primi anni trenta del XVI secolo, indicando, quale probabile committente, un prelato dell’entourage del cardinal Andrea della Valle, vescovo di Mileto (1508-1523) e archimandrita del Santissimo Salvatore di Messina, prima tra il 1519 e il 1524 e in seguito tra il 1530 e il 1532. La scultura gioiese ha inoltre offerto spunti di riflessione per indagare le tappe fondamentali della carriera artistica del Mazzolo, probabilmente iniziata in patria, a contatto con gli scultori ornatisti di Pietrasanta e le suggestioni antiquarie provenienti sia dagli affreschi lucchesi di Amico Aspertini, sia dalle imprese dei maestri lombardi e toscani, attivi tra la Toscana e la Liguria tra Quattro e Cinquecento.

Giovambattista Mazzolo and his unpublished sculpture of the ancient Church of Gioia Tauro.

The contribution focuses on the attribution to Giovambattista Mazzolo of an unprecedented marble sculpture, today located in the church of Sant’Antonio di Padova in Gioia Tauro (RC), which can be identified in the Madonna with Child reported in the pastoral visit of 1587 on the central altar of the church of Sant’Ippolito in Gioia Tauro. From the stylistic analysis of the work and from some archive researches, the scholar proposes a dating to the early thirties of the sixteenth century, indicating, as a probable patronage, a prelate from the entourage of Cardinal Andrea della Valle, bishop of Mileto (1508-1523) and Archimandrite of the Santissimo Salvatore of Messina, first between 1519 and 1524 and later between 1530 and 1532. The sculpture also offered food for thought to investigate the fundamental stages of Mazzolo’s artistic career, which probably began in his homeland, in contact with the ornatist sculptors of Pietrasanta and the antiquarian suggestions coming both from the Lucca frescoes by Amico Aspertini and from the works of the Lombard and Tuscan masters, active in Tuscany and Liguria between the fifteenth and sixteenth centuries.


• Mario Panarello, Una “buona scultura della scuola di Michelangelo”. La statua di San Nicola della cattedrale di Mileto e la nuova attribuzione a Giovan Angelo Montorsoli. 

Attribuita ai Caccavello, la grande e sfortunata statua marmorea di San Nicola in cattedra del duomo di Mileto, commissionata dal presule di origine romana Quinzio de Rustici, non ha avuto sino ad ora la giusta attenzione da parte degli studiosi. Il presente contributo dopo aver delineato l’ambiente culturale del committente, le vicende storiografiche legate al simulacro, nonché le vicissitudini dell’opera dalla sede d’origine a quella attuale, ripropone un’analisi più attenta, presentando un nuovo orizzonte attributivo rivolto verso una più diretta cultura di ascendenza michelangiolesca, indicando nella produzione di Giovanni Angelo Montorsoli e nel suo soggiorno a Messina, fra il 1547 ed il 1557, numerosi appigli significativi attraverso i quali giustificare i nuovi confronti attributivi. Del resto dirette citazioni michelangiolesche costellano l’opera che è una delle statue più significative dell’epoca giunte nella regione, nella quale è possibile cogliere il riflesso della grande statuaria celebrativa pontificia, che inizia a consolidarsi nei primi del Cinquecento, diventando inoltre sintomatica del diffondersi dei modelli di Buonarroti in alcune soluzioni plastiche e in taluni dettagli decorativi. 

A “good sculpture of the school of Michelangelo”. The statue of San Nicola in the cathedral of Mileto and the new attribution to Giovan Angelo Montorsoli. 

Attributed to the Caccavello family, the large and unfortunate marble statue of San Nicola in Cattedra of the cathedral of Mileto, commissioned by the Roman prelate Quinzio de Rustici, has not received until now the right attention from scholars. This contribution, after having outlined the cultural environment of the patronage, the historiographical events linked to the simulacrum, as well as the vicissitudes of the work from the place of origin to the current one, proposes a more careful analysis, presenting a new attribution horizon turned towards a more direct culture of Michelangelo’s ancestry, indicating in the production of Giovanni Angelo Montorsoli and in his stay in Messina, between 1547 and 1557, numerous significant holds through which to justify the new attributive comparisons. After all, direct quotations by Michelangelo are present in the work which is one of the most significant statues of that time arrived in the region, in which it is possible to grasp the reflection of the great papal celebratory statuary, which began to consolidate in the early sixteenth century, also becoming symptomatic of its spread of Buonarroti models in some plastic solutions and in some decorative details.


• Mario Panarello, Verso la Sicilia. Brani scultorei settecenteschi: il Dio Padre di Bagnara ed altre opere calabresi.

Il breve contributo è incentrato su alcune opere di scultura settecentesca in Calabria ritenute di provenienza messinese, poco considerate dagli studi a causa della perdita e frammentazione del patrimonio artistico a seguito dei disastrosi terremoti che hanno afflitto i centri dello Stretto. Grazie alla presenza di opere documentate è stato possibile proporre l’attribuzione di alcune statue siciliane e di riconsiderarne più attentamente altre calabresi che per qualità si rapportano ai prodotti di alcune botteghe attive a Messina. In particolare l’attenzione è stata rivolta alla danneggiata statua di Dio Padre della chiesa del Rosario di Bagnara Calabra, per la quale, in connessione all’altare sottostante, identificato presumibilmente con quello maggiore dell’antica chiesa dei dodici Apostoli del medesimo centro da cui la scultura proviene, è stata proposta come ipotesi di lavoro un’attribuzione allo scultore Giuseppe Buceti di Messina, autore fra l’altro della guglia dell’Immacolata della piazza del duomo dell’importante centro siciliano. 

Towards Sicily. Eighteenth-century sculptural pieces: the Dio Padre di Bagnara and other Calabrian works.

This short contribution focuses on some eighteenth-century sculpture works placed in Calabria and considered to be originating of Messina, not much considered by studies due to the loss and fragmentation of the artistic heritage following the disastrous earthquakes that afflicted the centers of the area of the Stretto. Thanks to the presence of documented works, it was possible to propose the attribution of some Sicilian statues and to reconsider more carefully other Calabrian artworks and statues that could be compared for their quality to the products of some art workshops operating in Messina. In particular, great attention was paid to the damaged statue of the Dio Padre of the church of the Rosario of Bagnara Calabra, for which, in connection with the underlying altar, presumably identified with the greater one of the ancient church of the twelve Apostles of the same town from which the sculpture originates, was proposed as a working hypothesis an attribution to the sculptor Giuseppe Buceti of Messina, author of the steeple of the Immaculate Conception in the cathedral square of the important Sicilian center.


• Antonio Cosentino, Profilo artistico di un'architettura perduta: la settecentesca chiesa del Rosario di Bagnara Calabra 

Il saggio ha l’obiettivo di effettuare una ricognizione storico-artistica della Chiesa tardo settecentesca del Rosario di Bagnara Calabra, eretta in seguito al terribile sisma del 1783 e danneggiata da quello di inizio XX secolo. L’intento è quello di evidenziare le peculiarità architettoniche e puramente artistiche del fabbricato, sottolineando le tangenze con gli edifici coevi del territorio calabrese. La consultazione di fonti di archivio ha permesso di individuare le maestranze attive nel cantiere e chiarire il ruolo ricoperto nell’esecuzione dei lavori. Attraverso l’incrocio delle informazioni recuperate, documentali e grafiche, si è tentato di restituire una immagine quanto più fedele di questa architettura settecentesca purtroppo ormai perduta. 

Artistic profile of a lost architecture: the eighteenth-century church of the Rosario di Bagnara Calabra.

The essay aims to carry out a historical-artistic survey of the late eighteenth-century church of the Rosario di Bagnara Calabra, built following the terrible earthquake of 1783 and damaged by that one of the early twentieth century. The intent is to highlight the architectural and purely artistic peculiarities of the building, emphasizing its links with other coeval buildings of the Calabrian area. The consultation of archive sources allowed to identify the workers active on the site and clarify the role played in the execution of the works. Through the intersection of the information recovered, both documentary and graphic, an attempt was made to restore an image as faithful as possible of this eighteenth-century architecture, unfortunately now lost.


•  Simona Anna Vespari, Nuove considerazioni sulla chiesa di San Sergio e Soci a Vallefiorita.

Il presente contributo si concentra sulle fasi costruttive della chiesa Matrice di Vallefiorita, riedificata in seguito al sisma del 1783. Attraverso una rilettura della documentazione archivistica è stato possibile analizzare la lunga vicenda che ha interessato la ricostruzione del sito – il cui termine post quem si pone in maniera sicura al 1796 – inserendola coerentemente in un discorso più ampio che abbraccia buona parte della Calabria Ulteriore; attraverso specifici confronti con altri monumenti si è notato come esso si inserisca all’interno di un linguaggio architettonico diffuso sul territorio calabrese. Di non secondaria importanza è, inoltre, la discussione intorno all’architetto che si occupò della riedificazione della chiesa Matrice, Giuseppe de Furia, figura ancora da riscoprire pienamente ma a cui, in via ipotetica, pare collegarsi un Giuseppe Furia di Napoli impegnato nella decorazione a stucco della Cattedrale di Squillace nel 1796 e a cui va assegnato anche il monumento funebre del vescovo Nicola Notaris. 

New considerations on the church of San Sergio e Soci in Vallefiorita.

This contribution focuses on the construction phases of the Chiesa Matrice of Vallefiorita, rebuilt following the 1783 earthquake. Through a series of new studies of the archival documentation it was possible to analyse the long story that involved the reconstruction of the site – whose term post quem arises to 1796 – inserting it coherently in a wider discourse that embraces a good part of the so called Calabria Ulteriore; through specific comparisons with other monuments it was noted how it fits within an architectural language widespread in the Calabrian territory. Of no secondary importance is also the discussion around the architect who took care of the rebuilding of the main church, Giuseppe de Furia, a figure yet to be fully rediscovered but to whom, hypothetically, seems to be connected a Giuseppe Furia from Naples who is involved in the stucco decoration of the Cathedral of Squillace in 1796 and to whom is also attributed the funeral monument of bishop Nicola Notaris.


•  Adrián Contreras-Guerrero, Francesco De Nicolo, Culti calabresi nel Nuovo Mondo: il caso di San Domenico di Soriano e di San Francesco Saverio di Potami.

Il saggio focalizza l’attenzione su due culti che caratterizzano il territorio calabrese che, in Età Moderna, vengono trapiantati nei Viceregni americani in virtù delle strategie di propaganda controriformistica degli Ordini religiosi. Il culto per San Domenico di Soriano, in particolar modo, è attestato da numerose testimonianze iconografiche a Cuzco, Lima e soprattutto Bogotà. Nella stessa capitale colombiana è attestato anche il culto, di matrice gesuitica, per San Francesco Saverio di Potami del quale esisteva una tela nella chiesa della Compagnia. La compresenza a Bogotà dei due culti calabresi svela le strategie di competizione tra domenicani e gesuiti, Ordini che trasferirono il proprio antagonismo dal Vecchio al Nuovo Mondo. 

Calabrian cults in the New World: the case of San Domenico di Soriano and San Francesco Saverio di Potami.

The essay focuses attention on two cults that characterize the Calabrian territory which, in the Modern Age, were transplanted into the American Vice reigns by virtue of the counter-reformist propaganda strategies of the religious Orders. The cult of San Domenico di Soriano, in particular, is attested by numerous iconographic testimonies in Cuzco, Lima and above all in Bogotà. In the same Colombian capital is also attested the cult, of Jesuit origin, for San Francesco Saverio di Potami of which there was a canvas in the church of the Company. The coexistence of the two Calabrian cults in Bogotà reveals the strategies of competition between Dominicans and Jesuits Orders which transferred their antagonism from the Old to the New World.


•  Domenico Pisani, Il busto di Ferdinando II di Borbone, opera di Venanzio Pisani. Dal modello in legno alle sue traduzioni in ferro fuso.

Nel 1832 il brigadiere Giovanni Prichard, ispettore dei corpi facoltativi “al di qua del Faro”, fece arrivare da Napoli, presso le Reali Ferriere di Mongiana, un busto in gesso raffigurante Ferdinando II di Borbone. La scultura doveva essere utilizzata per la fusione in ferro ma, essendo tale materiale inadatto – a causa della sua fragilità – all’utilizzo in fonderia, bisognava tradurla in legno. Fu affidata a Venanzio Pisani (Serra, 1800 ca. - 1878), un pittore, scultore e incisore di Serra San Bruno, che proveniva da una famiglia di artisti e aveva completato la sua formazione a Napoli nello studio di Costanzo Angelini. L’artista intagliò il modello in legno, tutt’oggi esistente, forse reinterpretandolo, e così fu possibile procedere alla fusione in ferro del primo busto da collocare presso lo stabilimento di Ferdinandea, in ricordo della visita di Ferdinando II il 22 aprile 1833. Successivamente furono fusi altri due busti, oggi perduti, per Mongiana, un altro per Catanzaro, oggi collocato nel Museo militare, ed altri ancora per Sant’Andrea Apostolo dello Jonio e Gerace. 

The bust of Ferdinando II of Borbone, a work by Venanzio Pisani. From the wooden model to its iron casting. 

In 1832 the brigadier Giovanni Prichard, inspector of the optional military corps “al di qua del Faro”, sent from Naples to the Reali Ferriere of Mongiana a plaster bust representing Ferdinand II of Borbone. The sculpture was to be used for iron casting but, since this material was unsuitable, due to its fragility for its use in the foundry, it had to be transformed into wood. The work was entrusted to Venanzio Pisani (Serra, 1800. - 1878), a painter, sculptor and engraver of Serra San Bruno, who came from a family of artists and had completed his training in Naples in the studio of Costanzo Angelini. The artist carved the wooden model, which still exists today, perhaps reinterpreting it, making so possible to proceed with the casting of the first bust to be placed at the Ferdinandea factory, in memory of the visit of Ferdinand II on 22 April 1833. Two other busts made for Mongiana, now lost, were later merged, another one merged for Catanzaro, and it is actually located in the Military Museum, another one for Sant’Andrea Apostolo dello Jonio and the last one for Gerace.


•  Anna Arcudi, Mauro Francesco La Russa, Michela Ricca, Sulla statua del Dio Padre di Bagnara Calabra. Indagini diagnostiche e interventi di restauro.

Lo scritto raccoglie i risultati dei lavori di restauro che hanno interessato la Statua del Dio Padre di Bagnara Calabra. Il frammento scultoreo, infatti, prima degli interventi di ripristino presentava segni di deterioramento che ne avevano alterato la corretta leggibilità. Le indagini hanno, pertanto, fornito informazioni relative ai fenomeni di degrado che hanno riguardato il brano scultoreo nel corso del tempo, nonché elementi utili per comprendere le tecniche impiegate per la sua esecuzione. Le analisi svolte, infine, hanno consentito di individuare la provenienza del materiale marmoreo adoperato per la realizzazione della statua, identificato attraverso una serie di studi geo-isotopici.

Studies and considerations on the Statue of the Dio Padre of Bagnara Calabra. Diagnostic Analysis and Restoration. Works carried out on the precious artwork. 

The paper collects the results of the restoration work that involved the Statue of the Dio Padre of Bagnara Calabra. The sculptural fragment, in fact, before the restoration works showed many signs of deterioration that had altered its correct legibility and interpretation. The preliminary diagnostic analysis provided information on the degradation phenomena that affected the sculptural piece over time, as well as some useful elements for understanding the techniques used for its execution. Finally, the analyses which was carried out made it possible to identify the origin of the marble material used for the construction of the statue, identified through a series of geo-isotopic studies.


La Redazione

lunedì 5 aprile 2021

Esperide. Cultura Artistica in Calabria nn. 21-22


È in uscita il nuovo numero della rivista Esperide. Cultura Artistica in Calabria. Per ulteriori informazioni/prenotazioni è possibile rivolgersi al Direttore Panarello, inviando una e-mail a: panarello1969@gmail.com


 




lunedì 5 ottobre 2020

mercoledì 2 settembre 2020

Il volume Mattia Preti e la Calabria. Percorsi storiografici e critici verrà presentato presso la Biblioteca comunale di Bagnara Calabra, giorno 3 settembre alle 21,30.